IRAN, DIPLOMAZIA A FUOCO LENTO, Valerio Pellizzari
RIFUGIO VINCENZO LANCIA, MONTE PASUBIO, 17/7/2026, ORE 16.30
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Hormuz è un nome che oggi tutti conoscono. Corrisponde a un grande ponte levatoio marittimo, a un avamposto militare predisposto dalla natura. Ma dietro c’è un impero di oltre 2500 anni, i pasdaran sono solo un breve capitolo nella storia dell’Iran, della sua cultura, della diplomazia. Nel conflitto attuale Trump ricorda un ostaggio che si è consegnato al nemico, che lo indebolisce a piccoli passi. Certo i pasdaran durante la guerra con l’Iraq del secolo scorso infilavano una scopa in un secchio di fango, così dipingevano un autobus che diventava ‘veicolo militare’. Davano il permesso per andare al fronte, ma solo quando avanzavano. L’embargo vietava motori potenti sui loro scafi che controllavano Hormuz e loro ne montavano tre piccoli affiancati. Salendo nelle trattative a livelli più sofisticati. Il loro nuovo ambasciatore all’Onu era stato incaricato di aprire un dialogo con gli Usa. Se a Teheran gli oltranzisti avessero saputo di questi sondaggi avrebbe dovuto rispondere: ho fatto tutto di testa mia. Senza barcollare con le parole.
Valerio Pellizzari è giornalista e inviato di lungo corso, si è occupato più volte e a lungo di Medio Oriente e Afghanistan. Autentica miniera di informazioni questa volta osserva i recenti fatti di Hormuz mettendoli in relazione con eventi vissuti e osservazioni raccolte nei decenni scorsi e da cui si deduce la continuità di una raffinata capacità diplomatica e l’importanza della geografia in ogni contrapposizione tra stati o nelle proiezioni di potenza.
Valerio Pellizzari è giornalista e scrittore. È stato inviato speciale de “Il Messaggero” e poi editorialista de “La Stampa”. Ha seguito per oltre quarant’anni gli avvenimenti che hanno sconvolto l’Europa dell’Est – compresa la Guerra civile jugoslava , il Maghreb, il Medio Oriente, l’Asia centrale e l’Estremo Oriente. Ha potuto conoscere da vicino molti protagonisti dell’ultimo Novecento e del nuovo secolo. Ha collaborato con numerose testate internazionali tra le quali International Herald Tribune, Libération, El País, BBC, Al Jazeera.
Tra i suoi libri più recenti “La stanza di Ali Baba. Cronache di un Iraq sconosciuto” (Sperling & Kupfer 2004), “In battaglia, quando l’uva è matura” (Laterza 2012), che riassume quarant’anni di esperienze afgane dirette. La sua produzione precedente ha toccato vari scenari in libri come “L’Asia dopo il ping pong” (Pan editrice 1973), “Vietnam senza memoria” (Vallecchi 1985), “Kabul Kabul” (Vallecchi 1989), scritto assieme all’amico Ettore Mo sull’occupazione sovietica e la guerriglia afgana. Ha ricevuto il premio “Max David” per l’inviato speciale, è stato tra i fondatori del Premio Terzani.
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